Venerdì 30 luglio 2010

Alcune immagini

Festoso epilogo, a Mercatello, per il corso 2010 della scuola americana "The Professional Advantage". E franco successo, con "L'Elisir d'Amore" di Donizetti.

L'elisir ha fatto il suo effetto, ed è risultato salutare anche per gli organizzatori di "Musica&Musica". Costretti dal maltempo a rinunciare al previsto scenario a cielo aperto nel giardino di Palazzo Donati, hanno trovato nella palestra comunale uno spazio tutt'altro che di ripiego. Buona l'acustica, suggestivo l'ambiente per la felice disposizione e i chiaroscuri delle luci, quasi Mercatello avesse trovato il suo Palafestival, se è lecito paragonare le cose grandi alle piccole...

L'allestimento in interni ha ospitato nel modo più confortevole almeno duecento spettatori e consentito la collocazione, dietro i cantanti, di uno schermo su cui scorrevano i sottotitoli e sono state proiettate immagini di stampe della campagna pesarese di metà ottocento, appropriato sfondo all'ambientazione contadina di questo melodramma giocoso in due atti.

Vernon Hartman, direttore della scuola statunitense e regista dello spettacolo, ha reso piacevole e scorrevole il susseguirsi delle scene, ritagliiandosi un ruolo minore da apprendista stregone e popolando il palcoscenico di bottiglie, coloratissime cianfrusaglie, contenitori di sorprese e chincaglierie spiritosissime, alla corte del sedicente dottor Dulcamara, interpretato con la sua imponente figura da Russell Hoke. Voce da basso, con sfumature buffonesche, eredità residua del canto rossiniano, ed elemento chiave della coloritura comica di un'opera per il resto improntata a un più moderno realismo.

La sorpresa più bella è il Nemorino di Robert McPherson. Scintillante e nitidissima la sua voce tenorile, dizione eccellente e ottima presenza scenica. Il suo intervento, direttamente dagli States dove è cantante affermato su piazze prestigiose, è stato il pilastro della rappresentazione.
Ma ha fatto molto bene anche Karen Kanakis nel ruolo da soprano di Adina, forse più convincente nella sua natura solare e festosa che nelle sfumature patetiche o malinconiche. Meno raffinato nella dizione ma di buon timbro e presenza scenica il sergente Belcore di Joseph Beckwith, mentre Marisan Corsino è stata graziosa e garbata confidente nel ruolo di Giannetta.

L'orchestra Rossini è stata condotta dal gesto preciso e calibrato di James Caraher, direttore dell'opera di Indianapolis, capace di creare una buona amalgama fra cantanti e strumentisti.
Belli e apropriati i costumi. Applausi scroscianti alla fine, più volte a scena aperta. Tripudio per Robert McPherson, al termine di "Una furtiva lagrima".

Marcello Turchi